CHI HA INNESCATO L’ATTACCO AGLI STATI :
E’ IPOTIZZABILE L’ESISTENZA DI UNA “AL QAEDA” FINANZIARIA?
Già da molti anni quasi tutti gli stati del mondo vivono con un debito pubblico e già da qualche anno le nazioni europee hanno un debito paragonabile all’attuale.
Ma nel 2011 (10 anni dopo le torri) è partito un attacco forte al grande debito americano, il cui ‘default’ avrebbe messo in crisi le principali nazioni del mondo ed in particolare la Cina, e solo l’intervento tempestivo e massiccio della Federal Reserve ha evitato una crisi che avrebbe avuto, di gran lunga, conseguenze peggiori di quella del ’29.
Immediatamente dopo si è scatenata una vera bufera finanziaria sugli stati europei ed in particolare con una cadenza che sembra ‘studiata a tavolino’ su Grecia, Irlanda, Italia, Portogallo…
Mi sembrava di rivedere uno dei tanti documentari sulla caccia dei leoni alle mandrie degli gnu, in cui i leoni nascosti lasciano passare i più forti e veloci ed attaccano chi è più isolato o più vulnerabile nella retroguardia.
I veri protagonisti di questo mondo finanziario, oltre naturalmente allo stato che, avendo bisogno di denaro contante (e non può stamparlo in assenza di ulteriori riserve auree), mette all’asta titoli di stato, assimilabili a delle cambiali,
sono il mercato e le società di ‘rating’ che valutano e pubblicano l’affidabilità di titoli ed azioni in base alla situazione economica e finanziaria attuale e futura della stato e/o delle Società che li emettono.
Il mercato è in parte conosciuto perché costituito dagli investitori istituzionali come banche, assicurazioni, fondi pensione, fondi comuni di investimento, fondi sovrani, ecc…
Questo mercato è in gran parte regolamentato in quanto per statuto può operare solo su delle tipologie di titoli e/o su titoli con un certo ‘rating’.
Un’altra parte del mercato, invece, è costituito da società finanziarie ‘offshore’, nate spesso nei cosiddetti ‘paradisi fiscali’, che garantiscono l’anonimato, ed in particolare da ‘hedge funds’, fondi altamente speculativi, che dispongono di altissima liquidità ed operano, scommettendo sul futuro, senza scrupoli con vendite allo scoperto, su titoli e derivati come ‘futures’ ed opzioni; non hanno regole e inseguono con spregiudicatezza ‘macchiavellica’, i loro obiettivi, anche se spesso si dovesse applicare la ‘mors tua, vita mea’. .
Questi ultimi, conoscendo bene come funzionano le società di ‘rating’, le conseguenze sull’operatività di molti investitori istituzionali per ogni cambiamento di valutazione, l’importanza della capitalizzazione sul valore delle garanzie a cui molti soggetti sono obbligati,
possono innescare, mantenere e condizionare un trend ben preciso dell’andamento borsistico.
Se questo riesce, il gioco è fatto; inizia la corsa al ‘si salvi chi può’ tra investitori istituzionali con alleggerimento e svendita dei titoli in portafoglio che rischiano di essere considerati spazzatura e, chiaramente, con lo stop al loro acquisto.
Se solo un paese come l’Italia andasse in ‘default’, mezzo mondo di investitori istituzionali andrebbe in crisi anche irreversibile. Nessuno di loro, quindi, avrebbe avuto interesse a creare questo dissesto finanziario e solo loro necessitano di essere rassicurati, così come le società di ‘rating’, purtroppo poco controllate e che hanno potuto definire affidabili i titoli della Parmalat fino alla vigilia del fallimento.
Non si può assistere e subire questo sistema e bisogna, da una parte proibire, salvo un loro disconoscimento ufficiale, alle società di ‘rating’ di parlare prima di un vertice con una specifica commissione politica ed economica europea, in grado di controllare ed accettare i vari parametri della valutazione, e dall’altra parte regolamentare adeguatamente l’altro mercato anonimo e speculativo o addirittura escluderlo dalle contrattazioni in certi periodi e/o per certi titoli.
La sua azione altamente speculativa può portare ad una destabilizzazione in Europa ed America e determinare lotte finanziarie ‘fraticidie’, anticamera di grandi crisi dell’economia reale e di rivoluzioni anarchiche.
Ma non era questo sostanzialmente l’obiettivo di azioni terroristiche?
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